Debian 13 Trixie su ThinkPad: tutto quello che ho dovuto sistemare
Ho installato Debian 13 su ThinkPad T14s Gen 2i come sistema unico, senza dual boot e senza rete di sicurezza. Ci sono arrivato da Fedora 44, e nello stesso passaggio ho cancellato la partizione Windows.
Quasi tutto ha funzionato al primo avvio. Il “quasi” è la parte che è costata le serate, ed è quella che trovi qui: ogni problema che ho incontrato davvero, in ordine di apparizione, con il rimando alla guida dettagliata dove l’ho risolto.
Non è una guida per chi installa Linux la prima volta. È il registro di lavoro di chi usa Debian dai tempi della 3 e voleva un portatile che si comportasse esattamente come dice lui.
Se stai valutando adesso il passaggio da Windows, parti da qui
Perché Debian 13 su ThinkPad richiede qualche aggiustamento
Un ThinkPad non è hardware esotico. Il chipset è Intel, la scheda WiFi è una AX201, il lettore di impronte è supportato: Debian 13 riconosce tutto senza driver proprietari e senza compilare niente.
I problemi che ho incontrato non nascono da hardware non supportato. Nascono da tre cose diverse:
- funzioni che Debian non configura per scelta, come l’ibernazione, che esiste ma va costruita
- residui del sistema precedente che sopravvivono alla formattazione, perché stanno nella NVRAM della scheda madre e non sul disco
- interazioni fra componenti che presi singolarmente funzionano — il lettore di impronte blocca la stampa, il router fa cadere il WiFi del portatile
Nessuno è grave. Nessuno è documentato in italiano.
Prima di installare: verificare che il PC regga
Sul T14s non avevo dubbi, ma la verifica preventiva vale sempre la mezz’ora che costa, soprattutto se il portatile ha componenti che storicamente danno problemi: schede WiFi Broadcom, GPU NVIDIA Optimus, lettori di impronte esotici.
Il metodo più affidabile resta avviare da chiavetta in modalità live e provare le cose che ti servono davvero prima di toccare il disco: rete, audio, sospensione, luminosità, webcam.
→ PC compatibile con Linux? Come verificarlo prima di installare
L’installazione, e la scelta di togliere Windows
Se stai valutando il dual boot invece della rimozione totale, la procedura per affiancare Linux senza perdere niente è un’altra cosa e va fatta con attenzione — soprattutto sul ridimensionamento della partizione.
→ Come installare Linux su un PC con Windows 10 senza perdere i dati
Io ho scelto la rimozione. E qui c’è la prima cosa che nessuno racconta: cancellare la partizione non cancella le voci di avvio. Le entry EFI del vecchio sistema vivono nella memoria non volatile della scheda madre, sopravvivono alla formattazione del disco e continuano a comparire nel menu di boot puntando a partizioni che non esistono più.
Il risultato è un menu sporco, e in alcuni casi un rallentamento all’avvio mentre il firmware cerca qualcosa che non c’è. Si ripulisce con efibootmgr, ma va fatto sapendo cosa si sta togliendo: sbagliare voce significa un portatile che non parte.
→ Come rimuovere le voci EFI/GRUB orfane dopo aver disinstallato un sistema operativo
Il WiFi che cade ogni pochi minuti
Questo mi ha fatto perdere più tempo di tutto il resto messo insieme, perché per giorni ho cercato il colpevole dalla parte sbagliata.
La scheda è una Intel AX201, il driver è iwlwifi, e la prima cosa che chiunque ti dice è di disattivare il risparmio energetico. Serve, e va fatto — ma nel mio caso non bastava, perché il problema non era nel portatile.
Era il router. Il D-Link R15 ha lo Smart Connect attivo di serie: espone 2,4 e 5 GHz sotto un unico SSID e decide lui su quale banda tenere il client. Ogni volta che decideva di spostarmi, l’associazione cadeva. Separare i due SSID ha risolto in modo definitivo quello che nessuna configurazione lato Linux aveva sistemato.
Se hai lo stesso sintomo, controlla entrambi i lati prima di dare per scontato che sia colpa del driver.
→ WiFi Intel AX201 che si disconnette su Debian: la soluzione definitiva
→ D-Link R15: come configurarlo in modalità Router con SSID separati
La rete via cavo, e l’adattatore che serve per averla
Sul T14s la porta Ethernet non c’è: al suo posto c’è un connettore proprietario che vuole l’adattatore Lenovo EX280. È l’unica cosa che ho dovuto comprare a parte, e va detto prima che dopo.
La buona notizia è che dal lato Debian non c’è niente da fare: il driver e1000e lo riconosce all’avvio, l’interfaccia compare come enp0s31f6 e negozia il gigabit senza che tu tocchi un file. Nessun firmware, nessuna configurazione.
Il cavo invece me lo sono fatto da solo, e lì un dubbio resta: come fai a sapere che hai crimpato bene? Il LED che si accende non dimostra niente — un connettore fatto male dà un link perfettamente funzionante a un decimo della velocità, e non te ne accorgi mai.
→ Testare cavo ethernet crimpato a mano: la verifica su Linux
Avvio pulito: GRUB, Plymouth e il logo del produttore
Un’installazione Debian appena fatta si avvia sputando righe di log del kernel. Non è un difetto e non rallenta niente, ma su un portatile che apri venti volte al giorno la differenza fra un avvio silenzioso e uno che sembra un ripristino d’emergenza si sente.
Con i parametri giusti passati al kernel e il tema BGRT di Plymouth — quello che riprende il logo già presente nel firmware — si arriva a un avvio in cui compare solo il marchio Lenovo, dallo spegnimento al desktop, senza una riga di testo.
→ Boot silenzioso su Debian con GRUB e Plymouth
Ibernazione con swapfile: farla funzionare davvero
Debian non configura l’ibernazione da sola, e la maggior parte delle guide si ferma a “crea uno swapfile abbastanza grande”.
Il pezzo che manca sempre è il resume_offset. Con una partizione di swap basta indicare il dispositivo; con un file, il kernel deve sapere anche in quale punto fisico del filesystem quel file comincia. Senza quel valore l’ibernazione sembra funzionare — il portatile si spegne — ma al risveglio riparte da zero, e te ne accorgi quando hai perso il lavoro aperto.
→ Hibernazione con swapfile su Debian 13 (Trixie): guida completa
Il portachiavi che chiede la password a ogni accesso
Fastidio quotidiano che sembra impossibile da togliere: hai già inserito la password per entrare, e il portachiavi te la richiede subito dopo.
Succede quando la password del portachiavi non coincide più con quella dell’utente — tipicamente dopo un cambio password o una migrazione da un’altra distribuzione, che è esattamente il mio caso arrivando da Fedora. Si sistema una volta sola, allineando le due password o lasciando che sia PAM a sbloccarlo all’accesso.
→ GNOME Keyring che chiede sempre la password: la soluzione definitiva
Installare software: apt, Flatpak e Snap
Debian 13 ti mette davanti a tre sistemi di pacchetti che coesistono, e la domanda pratica è quando usare quale.
La regola che seguo: apt per tutto ciò che fa parte del sistema, Flatpak per le applicazioni desktop che voglio aggiornate più in fretta di quanto faccia Debian stable, Snap quasi mai. Mescolarli senza criterio porta a versioni doppie della stessa applicazione e a scoprire mesi dopo quale delle due stavi effettivamente usando.
→ Come installare programmi su Linux: apt, Flatpak e Snap spiegati semplice
L’ambiente desktop: la sperimentazione con Sway
GNOME sul T14s funziona bene, quindi il cambio non è nato da un problema ma dalla curiosità di provare un window manager a piastrelle su Wayland.
Passare a Sway significa ricostruire da zero pezzi che con un ambiente completo dai per scontati: la barra di stato, il blocco automatico, l’applet di rete, il volume a schermo, la gestione della luminosità. E prendere una decisione a monte — tenere un display manager o avviare la sessione direttamente da TTY con autologin.
→ Avviare Sway senza display manager: autologin TTY su Debian — in arrivo
Il primo problema serio è arrivato subito: chiudi il coperchio, riapri, e lo schermo resta nero. Non un blocco visibile con la casella della password, proprio nero, senza modo di sapere se sta ricevendo quello che digiti. Su grafica Intel Tiger Lake è un comportamento noto e si risolve con un’opzione di una riga.
→ Swaylock: schermo nero dopo la sospensione su Intel Tiger Lake — in arrivo
Stampare: la stampante va, l’autenticazione no
Due problemi distinti, che ho scoperto essere indipendenti solo dopo averli confusi per un pomeriggio.
Il primo: la HP LaserJet M234sdwe non stampa usando il driver ufficiale HP. La soluzione è HPLIP, il pacchetto open source già presente nei repository Debian — che funziona meglio del software del produttore. Con un’avvertenza che conviene conoscere prima dell’acquisto e non dopo: il programma HP+ vincola la stampante ai toner originali, e non è reversibile.
→ HP LaserJet M234sdwe non stampa su Debian 13? Ho usato HPLIP
Il secondo è più subdolo. Aggiungendo la stampante dall’interfaccia di CUPS, la richiesta di password restava appesa: nessun errore, nessun rifiuto, solo attesa. Non era la password sbagliata. Era il lettore di impronte che intercettava l’autenticazione via PAM e aspettava un dito che, dentro una pagina web, nessuno gli avrebbe mai dato.
→ CUPS non accetta la password su Debian: colpa di pam_fprintd — in arrivo
Quando Windows serve ancora: la macchina virtuale
Togliere Windows dal disco non significa poterne fare a meno del tutto. Per le due o tre cose che ogni tanto servono — un programma che non ha equivalenti, un aggiornamento firmware che gira solo lì — una macchina virtuale basta e avanza.
Con GNOME Boxes si fa in mezz’ora, superando il controllo del TPM che Windows 11 pretende in fase di installazione, e configurando una condivisione Samba per scambiare file senza passare da chiavette.
→ Windows 11 in una VM con GNOME Boxes, bypassando il TPM
Quanto ci mette ad avviarsi, e perché
Con tutto configurato mi restava una curiosità: dove se ne va il tempo fra l’accensione e il desktop.
systemd-analyze risponde con precisione, e la risposta è quasi sempre la stessa: due o tre servizi si prendono metà del tempo mentre tutto il resto è già pronto e aspetta. La regola è misurare prima di disattivare qualunque cosa — alcuni servizi che sembrano superflui tengono in piedi pezzi di cui ti accorgi solo quando smettono di funzionare.
→ Ridurre il tempo di avvio di Debian con systemd-analyze — in arrivo
Se qualcosa non parte
Buona parte dei problemi post-installazione non sono specifici del ThinkPad e si risolvono con una diagnostica ordinata: audio muto, luminosità che non risponde, schermo esterno non riconosciuto, Bluetooth assente.
→ Come risolvere i problemi più comuni dopo aver installato Linux
Il sistema che uso oggi
KDE Plasma con SDDM, accesso con l’impronta digitale. Ci sono arrivato dopo due mesi di Sway, ed è un ritorno indietro solo in apparenza.
Sway funziona, e lo dico chiaramente perché quando qualcuno lo abbandona sembra sempre che non ci abbia capito niente. I comandi base si imparano in pochi minuti, e la gestione a piastrelle è più comoda di quanto immagini: niente finestre sovrapposte, niente tempo perso a cercare sotto le altre quella che ti serve. Il passaggio da una finestra all’altra è immediato.
Il problema non è Sway, è quanto costa arrivarci. Ogni singola cosa va scritta a mano in un file di configurazione: la barra di stato, il volume, la luminosità, il blocco schermo, il Bluetooth, l’applet di rete. Nessuna è difficile presa da sola. Sommate, sono settimane di serate.
KDE Plasma me le ha restituite. È completo appena installato, è probabilmente l’ambiente desktop più configurabile in circolazione — dall’interfaccia, non dai file — e sul mio portatile consuma meno di GNOME.
Cosa ho tolto per strada
L’ibernazione. L’avevo configurata e funzionava, ma con un avvio da spento a desktop in venti secondi non mi serviva, e togliendola ho recuperato i 16 GB dello swapfile. La guida resta valida per chi ne ha bisogno davvero: su un portatile che sta molto in giro, o con sessioni lunghe da riprendere, ha ancora senso.
GNOME Boxes, sostituito da virt-manager. Due motivi: ripulire il sistema da tutto ciò che apparteneva a GNOME, e avere le opzioni che a Boxes mancano — gestione della rete, snapshot, controllo fine delle risorse assegnate. Boxes resta la scelta giusta se vuoi una macchina virtuale in cinque minuti senza pensarci; virt-manager se la usi sul serio.
Cosa ancora non mi convince
Al momento il sistema fa quello che voglio, e non ho niente in sospeso. Se cambia qualcosa aggiorno questa sezione.
Testato su Debian 13 Trixie, ThinkPad T14s Gen 2i, Intel Core i7-1185G7 — luglio 2026.