Windows 11 in una VM con GNOME Boxes, bypassando il TPM: la mia soluzione dopo aver lasciato il dual boot

Windows e Linux in dual boot li ho tenuti per anni, su PC e dischi diversi — non è una novità per me. Sul mio ThinkPad T14s Gen 2i però, a un certo punto, ho deciso di fare un passo in più: eliminare del tutto Windows dalla partizione fisica e tenerlo solo dentro una macchina virtuale con GNOME Boxes, accanto a Debian. I motivi sono stati più d’uno, e vale la pena spiegarli prima di entrare nella parte tecnica, perché probabilmente ti ritrovi in almeno uno di questi.

Questa guida fa parte del percorso completo su Debian 13 Trixie su ThinkPad.

Perché ho abbandonato il dual boot per la VM

Spazio sprecato. Avevo Windows 11 su una partizione da 350GB, di cui il sistema operativo ne occupava circa 60 — il resto erano le mie cartelle Documenti, Immagini, Video e Musica, che tra l’altro montavo su Linux con l’opzione bind per lavorarci da entrambi i sistemi. Debian intanto stava comodo in una partizione da 150GB, occupandone molti meno. Aggregare tutto lo spazio libero sotto un solo sistema mi è sembrata la scelta più sensata.

Un effetto collaterale di questa operazione, se lo affronti anche tu: dopo aver rimosso un sistema operativo dal disco, restano quasi sempre tracce “orfane” nel firmware e sulla partizione EFI. Ho scritto una guida dedicata a come le ho ripulite: Come rimuovere le voci EFI/GRUB orfane dopo aver disinstallato un sistema operativo.

La paura di GRUB rotto. Ne ho parlato in altri articoli di questo blog: un aggiornamento di Windows che sovrascrive il bootloader di Linux è un classico, e mi è capitato più volte nel corso degli anni. Con Windows fuori dal disco fisico, quel rischio sparisce del tutto.

Uso ormai marginale. Da quando ho smesso di fare data entry su Word ed Excel per lavoro, Windows non mi serve quasi più nella vita quotidiana. Tenerlo comunque a disposizione dentro una VM mi permette di avviarlo se un giorno ne avrò bisogno, senza doverci convivere ogni giorno sul disco reale.

Il problema: Windows 11 e i requisiti hardware

Windows 11 richiede TPM 2.0, Secure Boot e una CPU abbastanza recente per essere installato “normalmente”. GNOME Boxes crea macchine virtuali che spesso non emulano questi requisiti nel modo che il setup di Windows si aspetta, quindi al momento dell’installazione ti ritrovi bloccato dal controllo di compatibilità, con il classico messaggio che dice che il tuo PC (virtuale, in questo caso) non soddisfa i requisiti minimi.

La soluzione che ho usato è il bypass via registro di sistema, direttamente durante il setup.

Come ho bypassato il controllo TPM

Quando il programma di installazione di Windows 11 arriva alla schermata dei requisiti non soddisfatti (o anche prima, dipende dalla build dell’ISO), il trucco è aprire un prompt dei comandi e da lì il registro di sistema:

1. Apri il prompt dei comandi durante il setup

Premi Shift + F10 nella schermata di installazione. Si apre un prompt dei comandi.

2. Lancia l’editor del registro

regedit.exe

3. Crea la chiave LabConfig

Nel registro, naviga fino a:

HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\Setup

Clicca con il tasto destro su SetupNuovoChiave, e chiamala:

LabConfig

4. Crea i tre valori DWORD necessari

Dentro la chiave LabConfig appena creata, aggiungi tre nuovi valori DWORD (32-bit), tutti impostati a 1:

BypassTPMCheck
BypassSecureBootCheck
BypassRAMCheck

5. Chiudi regedit e il prompt, riprendi il setup

Torna alla finestra di installazione di Windows (potrebbe servire tornare indietro di una schermata e riprovare) e prosegui normalmente. Il controllo dei requisiti non blocca più l’installazione.

Nel mio caso non ho avuto altri intoppi durante l’installazione vera e propria — l’unico vero ostacolo è stato proprio il controllo TPM, una volta bypassato tutto è filato liscio.

Condividere file tra host e VM: perché ho scelto Samba

Qui vale la pena chiarire una cosa che io stesso ricordavo diversamente. Anni fa, con VMware, la condivisione di cartelle tra host e guest era una funzione semplice e integrata. Mi aspettavo qualcosa di simile “pronto all’uso” anche in GNOME Boxes, e sulle prime ho avuto l’impressione che mancasse del tutto.

In realtà GNOME Boxes ha una funzione di cartelle condivise nativa (si trova in Preferenze → “Devices & Shares”), basata su un protocollo chiamato SPICE WebDAV. Il punto è che per i sistemi guest Windows questa funzione è nota per essere poco affidabile: richiede di installare manualmente un driver aggiuntivo (spice-webdavd) dentro la VM, e anche dopo l’installazione capita che la cartella condivisa smetta di funzionare a ogni riavvio, o che dia errori di connessione.

Per questo motivo ho preferito configurare Samba lato Debian (il sistema host) e collegarmi da Windows come farei con una normale cartella di rete. È una soluzione leggermente più manuale da impostare la prima volta, ma nella mia esperienza molto più stabile nel tempo rispetto alla condivisione nativa di Boxes con un guest Windows.

A che punto sono oggi

Ad essere onesto, da quando ho completato questa configurazione non ho ancora avuto un vero bisogno pratico di riaccendere la VM per un utilizzo specifico — resta lì, pronta, per il giorno in cui mi servirà un programma o un sito che funziona solo su Windows. Se hai lo stesso identico caso — poco bisogno quotidiano di Windows ma la volontà di non doverlo escludere del tutto — questa configurazione ti lascia esattamente in questa posizione: disponibile ma fuori dai piedi.

Conclusione

Passare dal dual boot a una VM con GNOME Boxes ha risolto insieme tre problemi diversi: spazio sprecato su disco, rischio di GRUB rotto dagli aggiornamenti Windows, e la scomodità di riavviare fisicamente il PC solo per aprire un programma che uso ormai raramente. Il bypass del TPM tramite LabConfig nel registro è l’unico vero passaggio delicato di tutta la procedura — una volta superato quello, il resto è un’installazione Windows del tutto normale.

Se stai configurando un setup simile sul tuo ThinkPad (o notebook equivalente), questa guida si inserisce bene insieme alle altre sistemazioni che ho documentato per lo stesso portatile: dal WiFi Intel AX201 che si disconnette all’hibernazione con swapfile su Debian 13.

Oggi uso virt-manager, ma per iniziare Boxes resta più immediato


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